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Respira bene (con un piccolo trucco)

attiva la respirazione degli yogi (in pochi secondi), allontana l'ansia e rafforza il sistema immunitario

Per capire se una persona è viva e per sapere come sta, si controlla se e come respira. Non stiamo tanto bene, purtroppo, se siamo stati definiti “la società del non respiro”: il maestro Zen Deshimaru osservava che in Occidente nessuno respira davvero. In questo articolo ti spiego perché e ti offro un piccolissimo trucco per attivare la respirazione degli yogi in pochi secondi (non in ore di meditazione!), allontanando l’ansia e rafforzando il sistema immunitario.

Un respiro per ogni occasione

La respirazione comincia a “chiudersi” ogni volta che siamo impaurite o preoccupate, ma anche quando siamo impegnate in qualcosa con attenzione mirata, finalizzata. La respirazione diventa sempre più ridotta man mano che restiamo in questo stato. L’attenzione o la concentrazione prolungate vengono infatti scambiate dal nostro corpo come stati di agguato (siamo a caccia) o di pericolo (rischiamo di essere attaccate): la respirazione si fa corta e si affida alla parte superiore dei polmoni per un ricambio rapido che favorisce il nostro stare “all’erta” (sistema “fight o flight”, ovvero lotta e fuga).

Se questo continua a lungo senza una risoluzione, le conseguenze non si fanno attendere e sono pesanti: il sistema nervoso simpatico si mette in moto per sopprimere tutti i processi “lenti”, dal sistema immunitario, alla digestione, alla capacità di rilassarci e di abbandonarci al sonno. Una respirazione tranquilla e ampia fa invece affidamento al sistema nervoso parasimpatico, che sovrintende alle situazioni di “rest and digest” (riposo e digestione).

Passando quindi da un sistema all’altro possiamo avere una respirazione:

  • apicale (che sfrutta la parte superiore dei polmoni per un ricambio più rapido possibile; è superficiale, immagazzina poco ossigeno, è ansiogena; ci dona vigilanza)
  • toracica (poco più profonda; ci offre maggior calore)
  • addominale (porta calma, senso di connessione, profondità).

Tutte le discipline orientali, ma anche tutte le scuole di canto, dedicano moltissimo spazio allo studio di questa respirazione “bassa”, che coinvolge il diaframma e la pancia e che offre una ricarica e un ricambio completo dell’energia vitale. I bambini, almeno fino a quando non li costringiamo a stare seduti per ore nei banchi, sono perfettamente in contatto con questa respirazione. E tutti noi possiamo gustarcela quando siamo ancora a letto al mattino, in una giornata di vacanza in cui non abbiamo fretta di fare nulla.

Perché andare “a scuola di respiro” può servire a poco

Se non sei un maestro di canto o di discipline olistiche, ti sconsiglio tuttavia di passare ore a studiare la respirazione, dato che, come la maggior parte delle funzioni vitali, lavora in modo spontaneo, senza l’intervento della coscienza esplicita (infatti anche se normalmente respiriamo poco e male, in assenza di patologie nel sonno ricominciamo a “funzionare”). Se così non fosse, rischieremmo di morire soffocati solo perché una notizia ci ha fatto mancare il respiro, o perché esercitandoci a respirare meglio abbiamo valutato male qualche parametro di funzionamento. Le pratiche che riescono ad intervenire sul respiro, alla ricerca di una sua maggiore ampiezza e profondità, richiedono molta applicazione perché il corpo re-impari questa modalità attivandola spontaneamente, senza controllo dell’Io (che come detto non riesce a governarla davvero).

Ma, come annunciato all’inizio, c’è un trucco. Non solo per attivare immediatamente e senza alcuno studio la respirazione profonda, ma utilizzando una forma di respiro ancora più completa, che mette in equilibrio tutti i sistemi, ci regala un riconoscimento profondo di noi stessi, ci permette di stare su tutti i piani descritti (vigilanza, calore, profondità) e di armonizzare il nostro stato (chi ha bisogno di calmarsi si calma e chi ha bisogno di attivarsi si attiva!).

Ti ho incuriosita? Sei pronta a scoprire questo piccola magia?

Il piacere più immediato

È davvero semplicissimo. Ti basta aprirti ad un odore piacevole. Può essere qualche goccia del tuo olio essenziale preferito strofinato sul palmo della mano, qualche foglia di un’erba aromatica stropicciata tra le dita, o anche solo il profumo naturale della tua pelle (o di quella di chi ami). Indugia nell’atto di indagare con il tuo olfatto. Senti il “viaggio” che le molecole olfattive fanno dentro di te. Lascia che il naso acceda al granaio dei tuoi ricordi. Osserva cosa accade al tuo respiro quando ti limiti ad annusare.

Con questa respirazione si attiva una parte molto profonda, il “cuore” del cervello. Le molecole aromatiche arrivano direttamente dal naso al rinencefalo nel sistema limbico (la parte più antica del cervello), diversamente dagli altri stimoli (gustativi, uditivi, tattili, visivi), che hanno un punto di raccolta e poi, attraverso la formazione reticolare, afferiscono alla corteccia. Il respiro che si attiva accogliendo un profumo, detto rino-encefalico, è unificatore, ci fa stare su tutti i nostri piani: fisico in modo completo, ma anche emotivo, del sogno, delle idee, delle memorie (ti ricordi la faccenda delle madeleine di Proust?).

Un buon profumo è rassicurante: il fiuto è legato all’orientamento (quindi al ritrovare una direzione, un punto di riferimento). Subito dopo il parto i neonati si muovono verso il seno della mamma guidati dall’odore del latte e nelle tombe egizie i faraoni sono raffigurati con palme e fiori di loto sotto il naso per guidarli nel viaggio. L’olfatto, infine, apre l’intuizione: infatti si dice “avere fiuto” o “questa cosa mi puzza” e “a fiuto” ci si sceglie.

Quindi in momenti di ansia o anche solo per accedere istantaneamente a tutti questi doni, non hai che da goderti buoni profumi. Provare per credere!

Ringraziamenti e bibliografia

Un grazie di cuore a Elisa Benassi di Essere Voce per avermi insegnato questa preziosissima e semplice pratica. Se vuoi approfondire: “Respirazione: anatomia del gesto respiratorio” di Blandine Calais-Germain, Epsylon editore.

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