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Giugno, la luna del miele e l'archetipo della Madre

Quello della Madre è un archetipo stranamente difficile.

Durante i percorsi de “La voce delle lune”, la serata dedicata alla Madre registrava sempre il più basso numero di presenze. I contrattempi, gli incidenti, i malesseri improvvisi esplodevamo in concomitanza con quella serata. Curioso, no? Ma non troppo strano.

Per secoli le donne sono state socialmente incatenate ad un’unica funzione: quella riproduttiva. L’unico archetipo che, fino alla generazione delle nostre nonne, ci è stato consentito frequentare (oltre a quello della Vergine), è stato la Madre. Quindi non c’è troppo da stupirsi se attualmente tende a starci cordialmente sulle ovaie.

Siamo terribilmente confuse sul materno. Chi semplicemente si rifiuta di farsi definire dalla sua funzione riproduttiva. Chi non sopporta la pochezza della propria madre. Chi aborre l’idea della deformazione fisica della gravidanza. Chi è terrorizzata dal parto. Chi si trova, dopo anni di sacrifici, a dover scegliere tra famiglia e carriera. Chi decide di non scegliere tra le due opzioni e si trova incastrata in un gioco di equilibri di devastante fatica. Mettere al mondo dei figli sembra metterti quotidianamente di fronte scelte di campo, ciascuna delle quali uccide una parte di te. In definitiva il ruolo oggi non è riconosciuto, sostenuto, valorizzato come dovrebbe.

Per fortuna c’è chi, come Riccarda Zezza, propone a grandi aziende multinazionali di considerare letteralmente la maternità come un master universitario. Un upgrade che apre nuove possibilità e nuovi risultati.

In effetti dare alla luce è un’esperienza che sblocca una serie di competenze preziosissime a tutti i livelli.

E non è detto che l’iniziazione trasformativa del parto possa avvenire solo mettendo al mondo un figlio.

Può accadere attraverso un impegno davvero appassionato in un lavoro creativo, soprattutto se l’unico modo per compierlo passa per territori inesplorati.

C’è un modo tutto femminile di essere creative ed è in queste qualità che si esprime l’archetipo della Madre:

  • saper sostare sulla porta al confine tra i mondi, traghettando verso il visibile quello che ancora non esiste,
  • imparare che il più delle volte non si può fare nulla per forzare il compimento,
  • prendersi cura, con totale fede e incredibile pazienza, di tutto ciò che germoglia in sé e nelle persone amate,
  • permettere che la persona o il progetto cui abbiamo donato interamente noi stesse cammini verso strade impreviste e imprevedibili, a volte lontanissime dal progetto iniziale.

E continuare a crederci.

Se conosci tutto questo, come la natura al solstizio d’estate, hai toccato lo zenit del tuo potere.

Il mondo ha bisogno di donne capaci di rompere i confini del loro ego e di mettere al centro del proprio interesse qualcosa che non sia il proprio piccolo sé. E questo è possibile solo se la misura dell’amore per chi siamo è stata colmata. Allora arriva il tempo della visibilità, delle soddisfazioni, del riconoscimento dei propri meriti, della gratificazione che viene dalle proprie azioni e dalle proprie idee. Arrivano l’abbondanza e la capacità di goderne.

IL “VIAGGIO” DELLE TREDICI LUNE SVELA ALTRETTANTI ARCHETIPI FEMMINILI. SONO ASPETTI DI TE, CHE CHIEDONO DI TROVARE SPAZIO E VOCE. SONO STATI PROPOSTI IN UNA “RUOTA DI MEDICINA” DA ELIZABETH DAVIS E CAROL LEONARD NEL LIBRO “THE CIRCLE OF LIFE” (ED CELESTIAL ARTS). L’ARTISTA SARA FILIPPI PLOTEGHER HA COLLABORATO CON ME PER DARE FORMA VISIVA A QUESTO VIAGGIO.
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