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L'abuso ci mette a tacere

come il trauma sessuale si ripercuote sulla voce e sull'autorevolezza delle donne

immagine di Christpher Ross su Pixabay

Le donne che hanno subito uno stupro o un abuso sessuale portano impresse nel corpo e nell’anima moltissime ferite. Tra le meno note c’è la difficoltà di farsi sentire. In questo articolo scopriremo che liberare la propria voce può essere una via per riconoscere e guarire un trauma sessuale.

Grandi labbra, collo dell’utero, cervice: il linguaggio mette in relazione immediata l’apparato vocale e i genitali. In passato questo legame era ritenuto strettissimo, infatti greci e romani affermavano che se una ragazza parlava improvvisamente con un tono vocale più basso, questo era un segno chiaro che aveva appena perso la verginità. Fare le cantanti d’Opera nel passato era considerata una professione assimilabile alla prostituzione e fino a qualche decennio fa c’erano maestri di canto che, senza tante cerimonie, respingevano allieve troppo giovani e prive di esperienze sessuali sentenziando: “se non sei aperta “sotto” non puoi essere aperta “sopra”.

Voce e organi genitali sono in strettissima relazione anche per Ina May Gaskin, che nella sua esperienza di migliaia di nascite rispettose, osserva: “le donne le cui bocche sono rilassate e aperte durante il travaglio e il parto raramente hanno bisogno di punti”. Di conseguenza consiglia di utilizzare vocalizzazioni per “portare al massimo la capacità di apertura degli sfinteri” (“La gioia del parto”, Pavia, Bonomi, 2004).

Questo stretto legame tra vocalità e sessualità è prodotto da vari fattori, tra cui l’innervazione del nervo vago, la presenza di muscoli costrittori dal funzionamento analogo e la presenza di tessuti identici. Variazioni istologiche della laringe durante il ciclo mestruale seguono in effetti di pari passo quelle dell’utero (Cossu, Diego, Voce e ormoni sessuali femminili, in “I Care”, XXXI; 2, pp 58-63). Lo studio di Cossu si estende all’esame dei passaggi della biologia femminile, dal menarca alla menopausa: le fluttuazioni ormonali colpiscono la laringe e le corde vocali, influendo sulla produzione vocale.

In alcuni casi questo legame porta a disfunzioni. Burke Richmond, neurologo dell’università del Wisconsin specializzato in otorinolaringoiatria, sostiene che nella sua esperienza clinica lo stupro e gli abusi infantili segnano in vari modi il cervello e il corpo delle donne. I sintomi che Richmond ha osservato sono, tra gli altri: misofonia (avversione per certi suoni), afasia espressiva (incapacità di parlare), voce strozzata, problemi di equilibrio (le sue pazienti non oppongono resistenza se si cerca di “buttarle giù”, ovvero “cedono” facilmente se le si spinge, anche leggermente, ondeggiano se quando sono in piedi viene chiesto loro di chiudere gli occhi). Anche se non si riscontrano problemi neurologici, le donne con traumi sessuali agiscono come se li avessero. Si tratta di “disturbi di conversione”: anomalie fisiche generate da uno stato mentale.

Naomi Wolf, autrice del libro “Vagina: una storia culturale” (Mondadori, 2013), osservava la stessa cosa quando insegnava public speaking alle allieve di un collegio femminile. Capitavano soggetti che non riuscivano a stare dritte, a “tenere la posizione”, ondeggiando impercettibilmente da un lato all’altro e la cui voce era nel contempo spesso strozzata: nella loro laringe c’era una tensione che le rendeva stridule e infantili. Durante gli esercizi per aprire la gola e il diaframma, la voce diventava più profonda e assumeva un registro più naturale e autorevole. Ma subito dopo le ragazze scoppiavano in pianto. Qualcuna di loro le confidava di aver subito molestie sessuali nell’infanzia o nell’adolescenza, o addirittura di essere stata stuprata. I loro sintomi erano molto diversi da quelle di altre allieve vittime di traumi altrettanto gravi, ma di natura non sessuale.

Catherine Blackledge riporta a sua volta uno studio che rileva come il 30 per cento delle donne che soffrono di disfunzioni alle corde vocali abbia subito una violenza sessuale durante l’infanzia (in “Storia di V: biografia del sesso femminile”, Il Saggiatore 2003). I dati Istat del 2014 riferiscono che in Italia il 3% delle donne (652mila) ha subito uno stupro. Ma il dato sale a quasi una donna su tre (31,5%) se teniamo in considerazione forme diverse di violenza fisica o sessuale. Non sarà per questo che le donne sono ancora così sotto rappresentate nelle organizzazioni e nella politica? Perché troppi abusi rendono troppe donne incapaci di farsi ascoltare, di alzare la voce, di affermare efficacemente le proprie ragioni?

In conclusione

Vocalità e sessualità sono profondamente legate e il trauma sessuale, la cui diffusione è assai più ampia di quanto comunemente si è portati a pensare, condiziona direttamente la capacità delle donne di dare voce ai propri bisogni, alle proprie esigenze ed alle proprie idee.

La voce che cura

In questo quadro si rivela interessante l’utilizzo della voce come leva per attivare un processo trasformativo, a partire dall’esplorazione dei bisogni fisiologici, per giungere ad unificare in senso evolutivo il pensiero e il sentire profondo della donna. La voce rappresenta fisicamente e metaforicamente una terra di confine tra corpo e mente e si rivela uno strumento di grande efficacia nel favorire il benessere: intrinsecamente olistico, per sua natura investe tutti i piani della persona. Nel canto infatti vengono coinvolte strutture del linguaggio (ritmo, altezza sonora), del corpo (respiro, investimento muscolare, gestualità, effetti vibratori), del pensiero (il testo, le immagini ad esso collegate), nelle due direzioni fondamentali di ricezione ed emissione, attitudine passiva e attiva. Un’alternanza di polarità che nell’ambito delle manifestazioni della biologia femminile (sessualità, mestrualità, maternità) riveste un’importanza cruciale.

Naomi Wolf riferisce che spesso, dopo essersi liberate singhiozzando, le sue allieve riuscivano finalmente ad essere efficaci nell’esercizio. Con la “nuova voce” e il petto e la gola aperti, apparivano sorprendentemente trasformate: avevano una vitalità prima inesistente e la loro mente appariva immediatamente più “focalizzata”.

Se senti che l’argomento muove qualcosa dentro di te, trovi qui le informazioni sui tre incontri gratuiti e sul laboratorio esperienziale che terremo a Trento tra settembre e dicembre. 

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